Il Giubileo del Bicentenario e le Feste patronali: proposta di valorizzazione dei Beni culturali ecclesiastici per il raggiungimento delle finalità della celebrazione del Bicentenario

La Commissione per il Bicentenario ha esposto in una lunga lettera ai sacerdoti la volontà di S.E. Mons. Peri di legare in modo forte l’evento del Giubileo del Bicentenario alla religiosità popolare espressa con le feste patronali, espressione di una lunga e sentita tradizione in ogni comunità della nostra diocesi. Si invitano le Comunità a prendere visione delle linee guida esposte, al fine di valorizzare  quest'anno le festività patronali in modo speciale e "giubilare"!!

Ecco il testo della lettera

Ai Reverendi Sacerdoti

Al Delegato vescovile per le feste religiose don Salvatore Corbino

Ai Reverendi Vicari Foranei

Ai reverendi Parroci delle Parrocchie dei Santi Patroni dei Comuni della Diocesi

Ai Responsabili delle Confraternite

Ai Presidenti dei Comitati per le Feste patronali

Oggetto: Il Giubileo del Bicentenario e le Feste patronali: proposta di valorizzazione dei Beni culturali ecclesiastici per il raggiungimento delle finalità della celebrazione del  Bicentenario

“Il 12 settembre 1816 il Papa Pio VII erigeva la Diocesi di Caltagirone. Con uno speciale Giubileo vogliamo dare risalto al secondo centenario della nostra Chiesa particolare, per guardare anzitutto all’opera salvifica di Dio, che in questi due secoli ha ricolmato dei suoi doni la nostra comunità cristiana, adornandola come Sposa, e l’ha costituita fermento di salvezza, città sopra il monte, lampada che brilla della luce dell’Agnello.” (dalla Bolla di Indizione del Bicentenario di erezione della Diocesi di Caltagirone, 4 luglio 2015).

L’anno Giubilare che stiamo vivendo, doppiamente importante per la contemporaneità con il Giubileo della Misericordia di Papa Francesco, invita le nostre comunità a parlare al cuore della gente, perché “da sempre la missione della Chiesa è quella di essere vicina alla gente là dove vive, è quella di conoscere e condividere gioie e dolori, speranze e angosce del cuore umano” e perché “se il Signore è veramente ragione della nostra vita, se è la luce dei nostri occhi, la perla preziosa del Vangelo, allora non possiamo tenerLo per noi […]. Il Giubileo ci faccia uscire per le strade, ci doni l’ardore e l’ardire di dire che Gesù è il Signore” (cfr. Omelia del Card. Angelo Bagnasco per la Celebrazione di apertura del Bicentenario, Caltagirone 21.11.2015).

Per raggiungere tali finalità, si vuole valorizzare il sentimento di “pietà popolare” che, con le parole di  Paolo VI nell’enciclica Evangelii Nuntiandi, “manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono riconoscere e rende capaci di generosità e di sacrifici fino all’eroismo, quando si tratta di manifestare la fede”.

La proposta di valorizzazione della “religiosità popolare”  si lega anche al riconoscimento fatto negli ultimi decenni dall’Unesco. Da alcuni anni, infatti, l’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura ha meglio articolato la griglia che permette di individuare e mettere sotto la propria protezione ciò che può essere considerato Patrimonio dell’umanità e oltre alla lista dei siti di straordinario valore culturale e naturale, adesso si parla di paesaggio culturale e di patrimonio orale e immateriale dell’umanità Quest’ultimo è cosi definito dall’art. 2 della Convenzione: “le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana”.

Nelle nostre Comunità questo patrimonio “orale e immateriale” è in buona parte frutto della religiosità popolare, di quella realtà che, per dirla con il Direttorio su Pietà popolare e Liturgia, “dà luogo ad una sorta di “cattolicesimo popolare”, in cui coesistono, più o meno armonicamente, elementi provenienti dal senso religioso della vita, dalla cultura propria di un popolo, dalla rivelazione cristiana”(n.10).

Per tali motivi il Bicentenario della erezione della Diocesi vorrebbe essere l’occasione per VALORIZZARE, PROMUOVERE E ORIENTARE una tale ricchezza. E  il momento più significativo in cui questo patrimonio viene vissuto e ricreato come espressione identitaria della comunità, presentato a chi non fa parte di essa e trasmesso alle nuove generazione, è nella quasi totalità dei casi la festa patronale.

Si invitano anzitutto i sacerdoti e gli operatori pastorali a riprendere le indicazioni che nel 2001 offriva il Direttorio su Pietà popolare e Liturgia, e in particolare quanto si diceva al n. 12 a proposito dei pii esercizi:

La facoltatività dei pii esercizi non deve significare scarsa considerazione né disprezzo di essi. La via da seguire è quella di valorizzare correttamente e sapientemente le non poche ricchezze delle pietà popolare, le potenzialità che possiede, l’impegno di vita cristiana che sa suscitare. Essendo il Vangelo la misura ed il criterio valutativo di ogni forma espressiva - antica e nuova - di pietà cristiana, alla valorizzazione dei pii esercizi e di pratiche di devozione deve coniugarsi l’opera di purificazione, talvolta necessaria per conservare il giusto riferimento al mistero cristiano. Vale per la pietà popolare quanto asserito per la Liturgia cristiana, ossia che «non può assolutamente accogliere riti di magia, di superstizione, di spiritismo, di vendetta o a connotazione sessuale»….

Nella pietà popolare devono percepirsi:

  1. il riferimento biblico, essendo improponibile una preghiera cristiana senza riferimento diretto o indiretto alla pagina biblica;
  2. il riferimento liturgico, dal momento che dispone e fa eco ai misteri celebrati nelle azioni liturgiche;
  3. il riferimento ecumenico, ossia la considerazione di sensibilità e tradizioni cristiane diverse, senza per questo giungere a inibizioni inopportune;
  4. il riferimento antropologico, che si esprime sia nel conservare simboli ed espressioni significative per un dato popolo evitando tuttavia l’arcaismo privo di senso, sia nello sforzo di interloquire con sensibilità odierne.

Per risultare fruttuoso, tale rinnovamento deve essere permeato di senso pedagogico e realizzato con gradualità, tenendo conto dei luoghi e delle circostanze”.

Inoltre, con la presente comunicazione la Commissione per il Bicentenario della Diocesi invita tutte le Comunità locali quest’anno a programmare le feste patronali seguendo alcune linee guida comuni, con l’obiettivo di valorizzarne la storia, di divulgarne la conoscenza all’interno dell’intera diocesi, di vivere anche all’interno della festa patronale il dono della misericordia, dell’indulgenza, del giubileo.

1.REALIZZARE UNA MOSTRA NEI GIORNI DELLA FESTAda integrare con quella itinerante offerta dal centro Diocesi, in cui

a)ripercorrere la propria storia religiosa, possibilmente con l’aiuto di qualche storico locale, rilevandone le tappe e i protagonisti (uomini e donne morti in concetto di santità, sacerdoti e laici eminenti, …)

b)riscoprire, l’origine e quindi il perché del patronato;

c)descrivere e a documentare i momenti significativi della festa (foto, abiti e insegne di confraternite, labari, …);

d)far memoria di momenti importanti (ad es. in occasioni di calamità: in tanti Comuni l’11 gennaio si espone il Patrono a ricordo del terremoto del 1693) e di persone significative della sua storia (sacerdoti e laici che hanno promosso la devozione),

e)presentare i manufatti realizzati nel tempo (quadri, statue, ex voto, paramenti, immagini devozionali, santini, edicole, …)

f)redigere le ricette dei piatti e dei dolci tipici consumati in occasione della festa e magari ad organizzare qualche degustazione.

2.Valorizzare la festa patronale come occasione di crescita

a)nella fede, riscoprendo e attualizzando con opportune catechesi il carisma e il messaggio del Santo patrono o del titolo cristologico o mariano oggetti della festa, puntando, oltre che sul tema dell’intercessione, su quello della imitazione (in molti posti, per la novena si invita un  predicatore); offrendo la possibilità di vivere la festa come momento forte dell’Anno della misericordia, concedendo che per il periodo delle celebrazioni (novena, ottavario, triduo, …) la chiesa del Patrono diventi luogo giubilare.

b)nella comunione ecclesiale-diocesana: la festa sarà l’occasione per una presenza significativa del Vescovo e/o di parte del presbiterio nel momento avvertito dalla gente come particolarmente espressivo, ma deve essere anche l’occasione per suscitare la domanda su quale contributo ogni paese, partendo dalle proprie tradizioni, può portare alla vita della Diocesi.

Il raggiungimento di questi obiettivi richiede infine il coinvolgimento dei sacerdoti e degli operatori pastorali dell’intera Comunità locale, in modo unitario e interparrocchiale, ma anche le Amministrazioni comunali (in particolare con gli Uffici per la Cultura e il Turismo) e, là dove ci sono, le Pro-Loco e qualunque associazione che, a vario titolo, si occupa della conservazione del patrimonio storico – culturale della città.

Al fine di realizzare quanto precedentemente espresso, si chiede ai Vicari Foranei di organizzare un incontro sul tema in oggetto con i sacerdoti del Vicariato, con i Responsabili delle Confraternite e con i Presidenti dei Comitati per le Feste patronali, in tempi brevi - per un confronto e una possibile programmazione in merito - assieme alla Commissione per il Bicentenario, la quale offre anche la propria collaborazione fattiva, nel limite del possibile, per la realizzazione di quanto illustrato nei singoli paesi.

La Commissione, infine, curerà la realizzazione di una brochure, da diffondere capillarmente in diocesi. Ciò per raggiungere i seguenti obiettivi:

  • far circolare le notizie relative alle varie iniziative legate alle feste patronali;
  • creare rete e informazione, in modo che il paese possa essere meta di visite guidate anche da parte degli altri paesi della diocesi, durante il periodo della festa patronale;
  • proporre 14 itinerari possibili (uno per paese) di valorizzazione delle feste parrocchiali, delle storie dei santi e delle bellezze locali.

Certi di una condivisione dei contenuti e degli obiettivi espressi, ringraziando anticipatamente per la disponibilità e la futura collaborazione, si porgono sinceri saluti.

Caltagirone, 27 febbraio 2016

                                                                                                                                                                                                                                                La Commissione per il Bicentenario

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